Separazione. Pronuncia di addebito

Separazione coniugi. Pronuncia di addebito

La Suprema Corte torna a occuparsi dei presupposti per addivenire alla pronuncia di addebito della separazione, la quale deve accertare che la violazione dei doveri coniugali è stata causa dell’intollerabilità della convivenza.

“In materia di separazione personale tra coniugi, l'addebito può essere disposto solo laddove si accerti la violazione dei doveri coniugali che abbia causato l'intollerabilità della convivenza. La Corte di appello ha valutato che le condotte violente della moglie, reattive alla scoperta della relazione extraconiugale del marito, non costituissero causa autonoma della crisi coniugale, attribuendo quindi l'addebito al marito per violazione dell'obbligo di fedeltà (art. 143, comma 2, e 151 c.c.)” (Cassazione civile, Sez. I, ordinanza, 10 febbraio 2026, n. 2949)

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Comunione e condominio

Comunione e Condominio

In merito all’onere della prova in materia di rivendicazione di un bene condominiale, è il Condominio, secondo la giurisprudenza di legittimità, ad essere onerato dalla prova della sussistenza della proprietà esclusiva del bene stesso, specie se destinato all’uso comune.

“In una controversia relativa alla rivendicazione di un bene condominiale, è onere del condòmino convenuto dimostrare la proprietà esclusiva del bene stesso, specialmente quando il bene oggetto del contenzioso risulta essere destinato all'uso comune. La mancata produzione dell'atto costitutivo del condominio, o del primo atto di vendita da parte dell'originario proprietario contenente espressa riserva di proprietà esclusiva del suddetto bene, indirizza la presunzione di condominialità” (Cassazione civile, Sez. II, ordinanza, 3 marzo 2026, n. 4727)

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Filiazione e azioni di stato

Filiazione e azioni di stato

La Suprema Corte torna a occuparsi dell’interesse superiore dei figli minori nell’ambito dell’esercizio delle azioni di stato, e in particolare del disconoscimento della paternità, precisando l’importanza di bilanciare nel concreto il diritto all’identità personale legato alla verità biologica e l’interesse alla certezza degli status familiari ed alla loro stabilità, valorizzando anche la rilevanza dei legali affettivi personali al momento della decisione.

“Nei giudizi di disconoscimento della paternità riguardante figli minori d'età, il giudice è chiamato ad accertare e tutelare l'interesse superiore di questi ultimi in rapporto alla richiesta pronuncia, operando un bilanciamento, da compiersi in concreto e all'attualità, fra il diritto all'identità personale legato all'affermazione della verità biologica e l'interesse alla certezza degli status familiari ed alla stabilità dei rapporti familiari, in base ad una considerazione del diritto all'identità personale non soltanto correlato alla verità biologica, che tenga conto anche dei legami affettivi e personali sviluppatisi all'interno della famiglia e della loro rilevanza al momento della decisione” (Cassazione civile, Sez. I, ordinanza, 29 gennaio 2026 n. 1988)

 

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Successioni e capacità a testare

Successioni

La Cassazione precisa che, data la natura personalissima del testamento, il Giudice tutelare non ha il potere di stabilire (né all'atto di disporre l'amministrazione né successivamente) forme intermedie di capacità a testare filtrate dall'assistenza dell'amministratore.

“Data la natura personalissima del testamento, il giudice tutelare non ha il potere di stabilire (né all'atto di disporre l'amministrazione né successivamente) forme intermedie di capacità a testare filtrate dall'assistenza dell'amministratore, il quale a tale atto deve restare estraneo. In altri termini, l'amministrato o è o non è capace di testare da solo. Nel primo caso egli deve testare senza alcuna assistenza, se non quella che lo stesso pubblico ufficiale deve prestare nello svolgere il proprio ministero in conformità alle prescrizioni di legge dettate per la tipologia dell'atto; nel secondo è il testamento stesso a dover essere escluso, a nulla rilevando l'ausilio, in qualunque forma dato, ad opera dell'amministratore di sostegno. Tertium non datur e, di riflesso, il giudice tutelare non ha il potere di stabilire altrimenti” (Cassazione civile, Sez. II, 6 febbraio 2026, n. 2648)

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Affidamento e collocamento figli

Famiglia - Affidamento dei figli

La Suprema Corte torna a occuparsi della delicata tematica dell’affidamento della prole minore, precisando che le statuizioni sull’affidamento, il collocamento e la frequentazione dei figli devono perseguire l’esclusivo interesse materiale e morale di questi, che è quello di conservare un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.

“Nei procedimenti previsti dall' art. 337-bis c.c., il giudice è chiamato ad adottare provvedimenti riguardo ai figli seguendo il criterio costituito dall'esclusivo interesse morale e materiale della prole, il quale, ai sensi dell' art. 337-ter cod. civ. , è quello di conservare un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, sicché le statuizioni sull'affidamento, il collocamento e la frequentazione dei figli devono rispondere ad una valutazione in concreto intesa al perseguimento di tale finalità, non potendo essere adottati provvedimenti che limitino grandemente la frequentazione tra uno dei genitori e il figlio, in applicazione di valutazioni astratte, non misurate con la specifica realtà familiare” (Cassazione civile, sez. I , 17 giugno 2025 , n. 16274).

 

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Impresa familiare

Famiglia - Impresa familiare

Le Sezioni Unite della Cassazione sanciscono che, in tema di impresa familiare, il convivente di fatto ha diritto alle tutele equivalenti al coniuge in presenza di apporto effettivo e continuativo all'attività imprenditoriale

“In tema di impresa familiare, è illegittima l'esclusione del convivente di fatto dalla qualifica di "familiare" ai sensi dell'art. 230-bis, comma 3, c.c., ove risulti un apporto effettivo e continuativo del convivente all'impresa stessa. Tale interpretazione si impone in forza della sentenza della Corte costituzionale n. 148 del 2024, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 230-bis, comma 3, e dell'art. 230-ter c.c., nella parte in cui non prevedevano tutele equivalenti a quelle riconosciute al coniuge e ai parenti, per violazione degli artt. 2, 3, 4, 35 e 36 Cost., nonché dell'art. 8 Cedu” (Cassazione civile, Sez. Unite, 4 maggio 2025, n.11661)

 

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Vendita a campione

Vendita a campione. Termini decadenziali per la denunzia dei vizi e aliud pro alio

La Corte di Cassazione si pronuncia in ordine alle vendite a campione, precisando che i relativi  i vizi devono essere denunciati entro il termine decadenziale di otto giorni, diversamente dal caso di aliud pro alio.

“In caso di un contratto di compravendita su campione trova applicazione l'ultimo comma dell' art. 1522 c.c. che richiama il termine decadenziale di otto giorni per la denunzia dei vizi di cui all' art. 1495 c.c. ; se invece, il bene consegnato è completamente differente rispetto a quello concordato, per natura, individualità, consistenza e destinazione, rendendolo funzionalmente inadeguato a soddisfare lo scopo economico-sociale della res promessa si può invoare la risoluzione del contratto per consegna di aliud pro alio ex art. 1453 c.c. e richiedere il risarcimento del danno” (Cassazione civile, sez. II,15 gennaio 2025 , n. 968)

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Affidamento e collocamento di minori

Affidamento e collocamento del figlio minore

La Corte di Cassazione ha precisato che, nell’ambito del contratto preliminare di vendita immobiliare ove sia stata consegnata una caparra confirmatoria, è consentito l’esercizio del diritto di recesso da parte del soggetto non inadempiente anche se vi è stato un principio di esecuzione, diversamente dalla fattispecie del recesso convenzionale di cui all’art. 1373 comma 1° c.c.

“La consegna di una caparra confirmatoria, nell'ambito di un contratto avente ad oggetto un preliminare di vendita immobiliare, implica, in caso d'inadempimento, il diritto di recesso secondo la disciplina dell' art. 1385, comma 2, c.c. , esercitabile dalla parte non inadempiente anche se vi sia stato un principio d'esecuzione, stante l'inapplicabilità a tale recesso del disposto dell' art. 1373, comma 1, c.c. , dettato in tema di recesso convenzionale”  (Cassazione civile , sez. II, 27 novembre 2023n. 32821)

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Contratto preliminare e recesso

Contratto preliminare e recesso

La Corte di Cassazione ha precisato che, nell’ambito del contratto preliminare di vendita immobiliare ove sia stata consegnata una caparra confirmatoria, è consentito l’esercizio del diritto di recesso da parte del soggetto non inadempiente anche se vi è stato un principio di esecuzione, diversamente dalla fattispecie del recesso convenzionale di cui all’art. 1373 comma 1° c.c.

“La consegna di una caparra confirmatoria, nell'ambito di un contratto avente ad oggetto un preliminare di vendita immobiliare, implica, in caso d'inadempimento, il diritto di recesso secondo la disciplina dell' art. 1385, comma 2, c.c. , esercitabile dalla parte non inadempiente anche se vi sia stato un principio d'esecuzione, stante l'inapplicabilità a tale recesso del disposto dell' art. 1373, comma 1, c.c. , dettato in tema di recesso convenzionale”  (Cassazione civile , sez. II, 27 novembre 2023n. 32821)

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Verificazione del testamento olografo

La Suprema Corte torna a occuparsi del giudizio di verificazione del testamento olografo, precisando che la verifica circa l’autenticità della scheda olografa va compiuta attraverso l’esame grafologico degli elementi essenziali che va compiuto necessariamente sull’originale, salvo poter poi proseguire le operazioni anche su eventuali copie o scansioni.

“Il giudizio di verificazione di un testamento olografo deve necessariamente svolgersi con un esame grafico espletato sull'originale del documento per rinvenire gli elementi che consentono di risalire, con elevato grado di probabilità, al reale autore della sottoscrizione; tuttavia, una volta verificati sul documento originale i dati che l'ausiliario reputi essenziali per l'accertamento dell'autenticità della grafia, il prosieguo delle operazioni può svolgersi su eventuali copie o scansioni” (Cassazione civile sez. II, 8 febbraio 2024, n. 3603)

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