Separazione. Pronuncia di addebito

Separazione coniugi. Pronuncia di addebito

La Suprema Corte torna a occuparsi dei presupposti per addivenire alla pronuncia di addebito della separazione, la quale deve accertare che la violazione dei doveri coniugali è stata causa dell’intollerabilità della convivenza.

“In materia di separazione personale tra coniugi, l'addebito può essere disposto solo laddove si accerti la violazione dei doveri coniugali che abbia causato l'intollerabilità della convivenza. La Corte di appello ha valutato che le condotte violente della moglie, reattive alla scoperta della relazione extraconiugale del marito, non costituissero causa autonoma della crisi coniugale, attribuendo quindi l'addebito al marito per violazione dell'obbligo di fedeltà (art. 143, comma 2, e 151 c.c.)” (Cassazione civile, Sez. I, ordinanza, 10 febbraio 2026, n. 2949)

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Filiazione e azioni di stato

Filiazione e azioni di stato

La Suprema Corte torna a occuparsi dell’interesse superiore dei figli minori nell’ambito dell’esercizio delle azioni di stato, e in particolare del disconoscimento della paternità, precisando l’importanza di bilanciare nel concreto il diritto all’identità personale legato alla verità biologica e l’interesse alla certezza degli status familiari ed alla loro stabilità, valorizzando anche la rilevanza dei legali affettivi personali al momento della decisione.

“Nei giudizi di disconoscimento della paternità riguardante figli minori d'età, il giudice è chiamato ad accertare e tutelare l'interesse superiore di questi ultimi in rapporto alla richiesta pronuncia, operando un bilanciamento, da compiersi in concreto e all'attualità, fra il diritto all'identità personale legato all'affermazione della verità biologica e l'interesse alla certezza degli status familiari ed alla stabilità dei rapporti familiari, in base ad una considerazione del diritto all'identità personale non soltanto correlato alla verità biologica, che tenga conto anche dei legami affettivi e personali sviluppatisi all'interno della famiglia e della loro rilevanza al momento della decisione” (Cassazione civile, Sez. I, ordinanza, 29 gennaio 2026 n. 1988)

 

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Affidamento e collocamento figli

Famiglia - Affidamento dei figli

La Suprema Corte torna a occuparsi della delicata tematica dell’affidamento della prole minore, precisando che le statuizioni sull’affidamento, il collocamento e la frequentazione dei figli devono perseguire l’esclusivo interesse materiale e morale di questi, che è quello di conservare un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.

“Nei procedimenti previsti dall' art. 337-bis c.c., il giudice è chiamato ad adottare provvedimenti riguardo ai figli seguendo il criterio costituito dall'esclusivo interesse morale e materiale della prole, il quale, ai sensi dell' art. 337-ter cod. civ. , è quello di conservare un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, sicché le statuizioni sull'affidamento, il collocamento e la frequentazione dei figli devono rispondere ad una valutazione in concreto intesa al perseguimento di tale finalità, non potendo essere adottati provvedimenti che limitino grandemente la frequentazione tra uno dei genitori e il figlio, in applicazione di valutazioni astratte, non misurate con la specifica realtà familiare” (Cassazione civile, sez. I , 17 giugno 2025 , n. 16274).

 

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Impresa familiare

Famiglia - Impresa familiare

Le Sezioni Unite della Cassazione sanciscono che, in tema di impresa familiare, il convivente di fatto ha diritto alle tutele equivalenti al coniuge in presenza di apporto effettivo e continuativo all'attività imprenditoriale

“In tema di impresa familiare, è illegittima l'esclusione del convivente di fatto dalla qualifica di "familiare" ai sensi dell'art. 230-bis, comma 3, c.c., ove risulti un apporto effettivo e continuativo del convivente all'impresa stessa. Tale interpretazione si impone in forza della sentenza della Corte costituzionale n. 148 del 2024, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 230-bis, comma 3, e dell'art. 230-ter c.c., nella parte in cui non prevedevano tutele equivalenti a quelle riconosciute al coniuge e ai parenti, per violazione degli artt. 2, 3, 4, 35 e 36 Cost., nonché dell'art. 8 Cedu” (Cassazione civile, Sez. Unite, 4 maggio 2025, n.11661)

 

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Affidamento e collocamento di minori

Affidamento e collocamento del figlio minore

La Corte di Cassazione ha precisato che, nell’ambito del contratto preliminare di vendita immobiliare ove sia stata consegnata una caparra confirmatoria, è consentito l’esercizio del diritto di recesso da parte del soggetto non inadempiente anche se vi è stato un principio di esecuzione, diversamente dalla fattispecie del recesso convenzionale di cui all’art. 1373 comma 1° c.c.

“La consegna di una caparra confirmatoria, nell'ambito di un contratto avente ad oggetto un preliminare di vendita immobiliare, implica, in caso d'inadempimento, il diritto di recesso secondo la disciplina dell' art. 1385, comma 2, c.c. , esercitabile dalla parte non inadempiente anche se vi sia stato un principio d'esecuzione, stante l'inapplicabilità a tale recesso del disposto dell' art. 1373, comma 1, c.c. , dettato in tema di recesso convenzionale”  (Cassazione civile , sez. II, 27 novembre 2023n. 32821)

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Revoca dell’assegnazione della casa familiare e assegno divorzile

La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di revoca dell’assegnazione della casa familiare la circostanza va valutata in sede di revisione delle condizioni divorzili, in quanto l’assegnazione della casa familiare costituisce un'utilità suscettibile di apprezzamento economico anche ai fini dell’aumento dell’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge.

“In tema di revisione delle condizioni di divorzio, costituisce una sopravvenienza da valutare ai fini dell'aumento dell'assegno divorzile la revoca dell'assegnazione della casa familiare di proprietà esclusiva dell'altro ex coniuge, il cui godimento, ancorché funzionale al mantenimento dell'ambiente familiare in favore dei figli, costituisce un valore economico non solo per l'assegnatario, che ne viene privato per effetto della revoca, ma anche per l'altro coniuge, che si avvantaggia per effetto della revoca” (Cassazione civile sez. I, 25 marzo 2024, n. 7961)

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